«Il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 cp) sussiste anche qualora le sistematiche condotte violente e sopraffattrici siano intervallate da condotte prive di tali connotazioni o da svolgimento di attività familiari» (Cass. Pen. Sez. VI – Sent. 19776/2019).
L’orientamento giurisprudenziale enunciato dalla Suprema Corte è stato richiamato dalla Corte d’Appello di Messina nel contesto di una recente sentenza che ha visto lo Studio Legale Fabio rappresentare parte civile la vittima in un procedimento per maltrattamenti, conclusosi con la condanna dell’ex marito.
Nella stessa sentenza di conferma della condanna di primo grado, la Corte d’Appello ha quindi esplicitato un altro indirizzo costante della Corte di Cassazione, secondo cui «…per la configurabilità del reato non è richiesta una totale soggezione della vittima all’autore del reato, in quanto la norma, nel reprimere l’abituale attentato alla dignità ed al decoro della persona, tutela la normale tollerabilità della convivenza» (Cass. Pen. Sez. VI – Sent. 4015/1996).
La riflessione dell’avvocato Massimiliano Fabio: «Il reato di maltrattamenti in famiglia, previsto e punito dall’articolo 572 del codice penale, rientra nel novero delle fattispecie delittuose alle quali si applica il cosiddetto Codice Rosso e si configura anche se le condotte violente sono intervallate da momenti di calma o normalità. In conseguenza di tale alternanza comportamentale, la vittima soggiace in uno stato di costante insicurezza e paura.
Il procedimento penale che si è concluso con la condanna definitiva dell’uomo, ha consentito di approfondire ulteriori aspetti peculiari di una delle forme più insidiose di violenza, spesso celata all’interno delle mura domestiche. Ai fini della configurabilità del reato, infatti, non è necessaria una completa soggezione della vittima all’autore del reato, in quanto il bene tutelato dalla norma è la dignità e il benessere della persona.
Basta, quindi, che la condotta maltrattante penalmente rilevante si concretizzi in un abituale, seppure non continuo, attentato all’integrità dei beni giuridici tutelati e che la stessa abbia reso per la vittima intollerabile la convivenza. Tale aspetto è stato valorizzato dalla giurisprudenza e ritenuto cruciale in ragione della corretta considerazione che numerosi sono i casi in cui le vittime mantengono una certa resistenza psicologica dinanzi ai soprusi sofferti.
L’introduzione del Codice Rosso rappresenta sicuramente un importante intervento teso a garantire una sempre maggior tutela per le vittime di questi reati, seppure non può sottacersi che sono ancora numerose le criticità che caratterizzano la materia, connotata per sua natura da questioni di particolare complessità che interessano diversi aspetti, non solo giuridici».
L’approccio integrato offerto dal Team di Avvocati dello Studio Legale Fabio combina competenza legale, rapidità e sensibilità umana, con assistenza alle vittime in tutte le fasi del processo legale, dall’ascolto iniziale alla rappresentanza in tribunale.