La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso proposto da un imputato già condannato per l’accusa di aver derubato un’anziana dopo averla raggirata con il pretesto del falso incidente stradale.
La donna, residente in un piccolo centro dei Nebrodi, era stata contattata da sedicenti appartenente alle forze dell’ordine che le comunicavano di un presunto incidente stradale nel quale sarebbe stato coinvolto il figlio. Presentatosi poco dopo alla sua abitazione, uno dei due si qualificò come avvocato intimandole di consegnare denaro e gioielli per venire in aiuto al figlio. All’indugiare della signora, che intuendo l’inganno si allontanò riferendo di dover fare una telefonata, l’uomo le scippò di mano la borsa contenente il bottino, per un valore di circa 15 mila euro, dandosi alla fuga insieme al complice che lo attendava in auto. I due furono rintracciati ed arrestati poco dopo dai Carabinieri.
La pronuncia di Cassazione rende dunque definitiva la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Messina che, confermando quanto deciso in primo grado dal Giudice del Tribunale di Patti all’esito del rito abbreviato, aveva disposto la condanna dell’imputato ricorrente alla pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione più 1200 euro di multa (l’altro era stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione e 900 euro di multa).
Alla parte offesa, costituita parte civile con la rappresentanza dell’avvocato Massimiliano Fabio, è stato quindi riconosciuto il diritto al risarcimento del danno subito oltre alla rifusione delle spese di rappresentanza e di difesa sostenute nel giudizio.