8 marzo, la Giornata internazionale della donna. Una ricorrenza che ha una duplice valenza: deve essere l’input per sottolineare l’importanza della lotta per i diritti delle donne ed evidenziare le conquiste fatte ma, al tempo stesso, quanto ancora c’è da fare.
Le novità normative bastano? Ecco le considerazioni dell’avvocato Massimiliano Fabio
La Giornata internazionale della donna, che si celebra l’8 marzo, deve essere l’input per sottolineare l’importanza della lotta per i diritti delle donne, evidenziare le conquiste fatte ma, al tempo stesso, quanto ancora c’è da fare. Il cammino è ancora lungo e la tragicità dell’attualità del problema la rileviamo ogni giorno nei fatti di cronaca che testimoniano violenze che le donne, molto spesso anche minori, sono costrette a subire, non solo ad opera di menti malate, ma soprattutto da mariti, compagni, uomini e sempre più spesso da persone “normali”.
La violenza, basata sulla discriminazione, prima di essere un problema di natura penale è un problema sociale e culturale.
A livello normativo, è innegabile, tanto è stato fatto. Ma il solo inasprimento delle pene, sempre più esponenziale, non è la migliore soluzione e deve essere accompagnato da interventi mirati che devono assistere l’individuo nella missione della formazione di una società composta da soggetti che hanno diritto a pari dignità e pari possibilità, senza discriminazioni di sesso o altro.
Mi rifaccio ad un pensiero che reputo essere tra i più aderenti ai principi che condivido: “la pace non significa assenza di conflitti; differenze saranno sempre lì. La pace significa risolvere queste differenze, attraverso mezzi pacifici; attraverso il dialogo, l’educazione, la conoscenza e attraverso mezzi umani” – Dalai Lama
Concetto attualissimo oggi, anche rispetto alle guerre che lacerano il nostro mondo.